L’INTERVISTA-GIULIO FIAMMARELLI, EX RESPONSABILE DEL SETTORE GIOVANILE, SI RACCONTA

 In L'INTERVISTA

Ci scuseranno i nostri tifosi se oggi faremo un’eccezione alla regola che l’intervista settimanale venga pubblicata di giovedì, ma settimana scorsa, periodo previsto per la suddetta pubblicazione, tutti eravamo concentrati sullo splendido obiettivo raggiunto proprio ieri pomeriggio.

L’intervista di oggi riguarda Giulio Fiammarelli, ex responsabile del Settore Giovanile per dieci lunghi anni in cui la nostra Cantera è diventata uno dei punti di riferimento del panorama bergamasco e non solo.

 

Buongiorno Giulio. Lei ha ricoperto, fino a qualche anno fa, la carica di Responsabile del Settore Giovanile dello Scanzo. In cosa consisteva ai tempi la Sua mansione?

Dal 2004, per quasi dieci anni, sono stato responsabile del Settore Giovanile giallorosso ed assieme a preziosi collaboratori e dirigenti abbiamo messo le basi affinché la Cantera giallorossa raggiungesse i livelli che tuttora occupa.

Molti Le riconoscono di aver creato un vivaio modello, di cui ora si raccolgono i frutti. Quali caratteristiche sono per Lei importanti per avere una cantera che funzioni egregiamente?

Io e i miei collaboratori abbiamo sempre cercato di dare qualità al Settore Giovanile, senza mai perdere di vista la componente educativa, che esso deve avere per i ragazzi. Lo sport è palestra di vita e i ragazzi, attraverso quest’ultimo, devono sperimentare sulla propria pelle che per ottenere risultati nello sport (così come nella scuola, nel lavoro e nella vita) occorre impegno e fatica e può anche non bastare, perché magari affronti un avversario più motivato o più attrezzato, ma comunque non devi abbatterti, ma rialzarti con maggior vigore. Bisogna educare i ragazzi non solo a vincere, ma anche a saper perdere, poiché anche le sconfitte hanno il loro insegnamento e possono, anzi devono, contribuire alla crescita.

Come avvenne il primo incontro con il mondo Scanzo? Che ambiente trovò al Suo arrivo?

Venni contattato da Giordano Chiesa. Allora ero d.s. della Pradalunghese Calcio; fu un colloquio molto informale, nel quale mi chiesero di affiancare Gino Donadoni per l’organizzazione del settore giovanile. Avevo il desiderio di provare nuove esperienze nel mondo del calcio dilettantistico e Scanzorosciate mi è parso subito la giusta opportunità, una piccola realtà ben organizzata, con aspettative ma senza troppe tensioni (elemento spesso presente nell’ambiente calcistico).

Qual è il ricordo più bello che La lega al periodo passato nella società giallorossa? Ha, invece, qualche rammarico?

Quello che mi viene in mente quando penso all’ambiente giallorosso è sicuramente il valore dell’amicizia, che fa perno sulla passione per il calcio, per i ragazzi, che poi va a coinvolgere tutti gli aspetti della vita. Veramente l’U.S. Scanzorosciate è una famiglia, con qualche fisiologico screzio, ma certamente con la passione per il calcio a far da elemento d’unione. Ancor oggi, quando vengo a Scanzo, mi sento come a casa, anche se vi sono volti nuovi, ma l’atmosfera rimane ancora la medesima, che il presidente Oberti ed i suoi collaboratori sanno ben tutelare, pur essendo ormai nelle alte sfere del calcio nazionale.

Come si spiega i grandi miglioramenti ottenuti, a livello giovanile e di Prima Squadra, dalla società?

Si è cercato innanzitutto persone disponibili a sposare la filosofia societaria, con mentalità tecniche innovative e con grande passione per i ragazzi e per il calcio. Se non vi fossero state queste componenti non si sarebbero potuti raggiungere i risultati ottenuti.

Cosa pensa di aver lasciato in eredità alla società? E cosa il mondo Scanzo ha trasmesso a Lei, nel momento in cui le vostre strade si sono dovute dividere?

Spero di aver lasciato un buon ricordo a tutti coloro che ho incontrato nei miei anni in giallorosso. Certamente le “Fiammarellate” in molti se le ricordano: amichevoli che diventavano triangolari, tornei che richiedevano l’ubiquità di allenatori e giocatori, allenamenti in contemporanea (all’inizio sembrava blasfemo per i teorici delle arcane concezioni calcistiche), le sfuriate della Silvana (ex gestore del Centro Sportivo, ndr), che a me comunque perdonava sempre tutto o quasi. Da Scanzorosciate ho portato via molto: in primis amicizie ed inoltre conoscenze e competenze calcistiche che prima non avevo.

Prima o dopo lo Scanzo, quali altre esperienze calcistiche ha avuto?

Prima di Scanzo avevo solo ricoperto per cinque anni la carica di Presidente della Polisportiva Pradalunghese a 22 anni, divenendo nel frattempo d.s. della sezione calcio, con la Prima Squadra militante in Seconda Categoria e un Settore Giovanile con poche ambizioni.

Uno dei fiori all’occhiello delle iniziative organizzate dalla società è il Torneo Sprint, che Lei ha contribuito ad accrescere di livello invitando anche società professionistiche. Come si attirano tali società a partecipare a questo tipo di tornei? Pensa che le squadre dilettantistiche potranno mai tornare a vincere il torneo?

Era la logica conseguenza che, con la crescita del Settore Giovanile, anche la manifestazione che dava maggior lustro al movimento acquisisse un livello più prestigioso. Coinvolgere le società professionistiche non è impresa facile. Ricevono inviti per manifestazioni a livello europeo nel periodo di giugno, con incentivi e spese completamente a carico dell’organizzazione. Per poter ottenere la partecipazione si deve lavorare sotto il profilo relazionale con i dirigenti delle società professionistiche, quindi attraverso il rapporto personale. Per quanto riguarda il successo calcistico da parte delle società dilettantistiche, nel calcio nulla è impossibile, tutti ricordano l’impresa dello stadio Puchoz di Aosta da parte dei giallorossi 2002, che vinsero in finale il trofeo internazionale Topolino Cup contro i pari età del F.C. Torino.

Durante il Suo periodo in giallorosso, lo Scanzo raggiunse pure la finale del Torneo Ciatto all’ “Atleti Azzurri d’Italia” di Bergamo, unica squadra del vivaio ad esserci riuscita. Cosa ricorda di quell’annata?

Annata strepitosa, quella della consacrazione a livello giovanile tra le big della nostra provincia. La nostra corazzata classe 1995 era costruita per portare il Settore Giovanile nei campionati regionali; l’esperienza della finale del Ciatto, dove tutti i ragazzi sono scesi in campo, aveva l’obiettivo principale di far vivere un’esperienza indimenticabile a tutti coloro che facevano parte del gruppo. E direi che il traguardo è stato raggiunto perfettamente. Una menzione va certamente a mister Marco Carissimi ed al fido Roberto Gervasoni, il veterano Guido Signorelli, oltre che a tutti gli altri membri dello staff, per il contribuito che hanno dato alla crescita non solo del gruppo 1995, ma anche 1997 e 1999. Non vanno certamente dimenticati anche gli altri mister storici della mia gestione “the Tall Boy” Paolo Gamba, che oggi allena in Lucania in una società satellite della Juventus Academy, Pietro Saporito, pupillo del presidente Flavio Oberti, Alex Loglio, ora nello staff della Cremonese calcio in serie B, Jimmy Remonti, “zio” Franco Giugnetti, Elio Parsani, Michele Rizzi, Roby Cassina, Luca Ravasio, Cristian Manzoni, Augusto Foresti, Piero Cavallini, Manuel Carpi, Beppe Marchesi, Omar Mazzilli, Roberto Morelli, ecc… oltre che alla mia altra metà calcistica, Johnny Boni, senza di loro non si sarebbe raggiunto ciò che auspicavamo.

Tra i vari tornei a cui parteciparono i ragazzi sotto la Sua gestione, figura addirittura un torneo in Svezia. Ci racconta qualche chicca di quell’insolita esperienza?

Il torneo in Lapponia è stata una bellissima, nonchè pazza idea, che voleva premiare i ragazzi del loro impegno. Ancor oggi mi capita di incontrare alcuni di loro per le vie del centro in città, al seguito di fidanzate ed amici, e non mancano di chiamarmi per salutarmi e ricordare anche quella favolosa settimana. Condividere un pezzo del proprio cammino di crescita: è questa la vera vittoria. Di episodi da ricordare ce ne sarebbero mille, dalle performance del mitico Enea Casari, al sole di mezzanotte, alla perfetta organizzazione del torneo (740 partite in 3 gg, senza un minuto di ritardo…), alle lezioni di calcio dei sudamericani, gli spezzatini di renna e, diciamolo anche le statuarie bellezze locali, hanno contribuito a rendere indimenticabile la Svezia.

Ha qualche aneddoto positivo o negativo da raccontare ai nostri lettori?

Quando penso all’esperienza giallorossa, ricordo sempre con molta commozione un episodio, che potrà sembrare banale ma che in realtà rappresenta l’ottenimento di un risultato esaltante sotto il profilo umano. Era una partita di fine campionato, sul campo in erba, da parte della squadra 96 categoria Esordienti; verso la fine del match un ragazzo che avevamo nella rosa, con alcuni problemi, non dotato di grandi capacità calcistiche, ma sempre disponibile e propositivo, aveva realizzato la sua prima rete in carriera. Mi ricordo che tutti i ragazzi, compresi quelli presenti in panchina accorsero d’istinto, spontaneamente verso la porta per festeggiare l’amico, che aveva realizzato il proprio sogno, stavo ammirando una squadra d’amici ed era sicuramente una vittoria indimenticabile.

Concludiamo con la Sua top 11 personale. Ci elenca una formazione di giocatori che più l’hanno impressionata, sia nel vivaio che in Prima Squadra, durante il periodo scanzese?

Qui le cose di fanno complicate; innanzitutto bisogna definire quale modulo adottiamo ahahah Comunque, a parte gli scherzi, sono molti i ragazzi che sono usciti dal nostro Settore Giovanile ed ora si fanno rispettare sui campi del calcio dilettantistico e professionistico. Ognuno di loro per quanto è riuscito a dare alla società giallorossa, a me ed ai miei collaboratori sotto il profilo umano, sono fra i top della mia formazione ideale, perché credo che il calcio sia vita. Per vezzo comunque voglio provare a citare alcuni nomi, in modo da dar spunto di discussione agli amici del bar della Sportiva. Come giocatore della Prima Squadra, credo che a Scanzo sotto il profilo tecnico e di rendimento il migliore sia stato Gullit, nel primo anno della mitica unione con i cugini del Pedrengo. Un altro giocatore della Prima Squadra di cui conservo un ottimo ricordo è Oscar Vanoncini, tanto umile quanto dotato di capacità calcistiche ed umane, capace sempre di conquistarsi un posto da titolare inamovibile e punto di riferimento per i compagni di spogliatoio. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con i mister della Prima, pur non avendo mai direttamente operato al loro fianco, ma le cene e le chiacchierate negli spogliatoi sono sempre state preziosi spunti per migliorare il nostro operato. Ricordo in particolare il filosofo del calcio Brembilla, l’infatuazione giovanile del presidente Andrea Villa, il sergente Tista Ferraris, oltre che mister Roberto Grigis, capace di riportare sempre il calcio alla sua dimensione originaria ludica, smussando le eccessive tensioni ed aspettative. Per la formazione del settore giovanile del mio decennio giallorosso, partirei con Magri 96 tra i pali (memorabili le sue parate in semifinale al trofeo Mazza di Treviglio), sulla destra basso Omar Preite 98, centrali Bassanelli 95 (capitano della “Ferrari giallorossa”) e Cortinovis 2002 (ora all’Inter ed autore della rete della vittoria contro F.C. Torino) a sinistra Suardi 94 (ho il rimpianto di non averlo portato prima a Scanzo per disciplinarlo tatticamente meglio). A centrocampo a destra Paolo Cucchi 97 ( il nipote del grande presidente GianMarco Cucchi), in mezzo al campo Gualdi 97 (un guerriero) e Zucchelli 99 (tutti ricordano la sua prodigiosa punizione alla stadio di Biella e il mio amico Zanchi d.s. della Gavarnese mi ringrazia tutte le volte per prezioso consiglio di portarlo a Gavarno. Ma credo che ora si possa provare a dargli anche una chance in serie D). Esterno sinistro a centrocampo collocherei  il funambolo Quassi 94. In attacco Maggioni 98 (miglior cannoniere a livello regionale per ben due annate) e Suardi 87 (attaccante sui generis, ma spesso efficace). In panchina collocherei Vicari 89 (la maggior plusvalenza ottenuta dal presidente Oberti, grazie al suo consulente del mercato giovanile), il poliedrico Colombi 96, il duttile Cornolti 95, Crotti 2000, Epis 99, Actis 98  e molti altri  …ricordarli tutti diventa difficile, ma a tutti i ragazzi, allenatori, dirigenti e genitori che ho incontrato in questi dieci anni in giallorosso devo dire un enorme grazie per quanto ho ricevuto.

 

Ringraziamo Giulio innanzitutto per averci risposto alle domande di questa intervista, ma soprattutto per quello che ha fatto per far progredire a livello giovanile la nostra società, gettando le basi dei risultati odierni.

 

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