L’INTERVISTA-MAURIZIO AMBONI, PREPARATORE DEI PORTIERI, SI RACCONTA…

 In L'INTERVISTA

Il portiere…un giocatore che ti può salvare un risultato con una gran parata, un ruolo che, negli ultimi anni a Scanzo ha visto transitare con ottimi risultati Regazzoni, Ghilardi, Zambelli, sino alla nuova saracinesca giallorossa nell’avventura in Serie D, ovvero Stuani. Ma chi e che cosa sta dietro la preparazione di questi portieri?

Ce lo racconterà Maurizio Amboni, promosso da quest’anno preparatore dei portieri della Prima Squadra ma già inserito nei quadri dello staff di allenatori del Settore Giovanile dalla stagione scorsa.

 

Buongiorno Maurizio. Lei è il preparatore dei portieri di Prima Squadra e del Settore Giovanile dai Giovanissimi fino alla Juniores. Quali differenze ci sono negli allenamenti delle varie categorie?

Nei giovanissimi e allievi si tende innanzitutto a consolidare le capacità coordinative, sviluppare le capacità condizionali, migliorare le abilità tecniche e lo sviluppo delle abilità tattiche. Per juniores e prima squadra non si trascura nessuna capacità descritta precedentemente ma vi è un aumento delle capacità condizionali ed il potenziamento della tattica.

 

In cosa consistono gli allenamenti di un portiere durante la settimana? Come si suddividono gli esercizi nei vari allenamenti settimanali?

Con giovanissimi e allievi ho due giorni a disposizione. Nel primo giorno di allenamento, innanzitutto, si esamina la partita e successivamente si lavora sulle capacità condizionali, abbinate al gesto tecnico e alla difesa della porta. Il secondo giorno si allenano le capacità coordinative con gesto tecnico e la difesa dello spazio (uscite varie). Inoltre vi è un terzo allenamento con la squadra. Con juniores e prima squadra, ho a disposizione tre o quattro giorni per l’allenamento specifico. Anche con loro il primo giorno si esamina la partita, poi si esegue un allenamento sulle capacità condizionali ed infine si completa con la squadra. Il secondo giorno si allena la tecnica, la difesa della porta e si completa ancora con la squadra (tattica o partitella). Il terzo giorno lavoriamo sulle capacità coordinative, la difesa dello spazio (uscite varie) e si conclude sempre con la squadra ( tattica, partitella). Il quarto giorno reattività, tattica e palle inattive.

 

Quali qualità dovrebbe avere un portiere che possa essere un titolare affidabile per la sua squadra?

Oltre ad avere delle buone qualità tecniche, deve avere personalità e capacità nel guidare la squadra nella fase difensiva. È importante che sappia  interpretare tatticamente le varie situazioni di gioco ma, soprattutto, aver voglia di imparare e di mettersi in discussione.

 

In Serie D è abitudine delle varie squadre far giocare un portiere giovane per avere più “vecchi” di movimento. Quali sono i pro e i contro di una scelta del genere per i giovani portieri?

Il rischio per i portieri giovani è quello  di bruciare le tappe e trovarsi in prima squadra senza aver raggiunto la giusta maturità. L’assurdità è che, finita la regola, in particolar modo i portieri, essi vengano messi da parte dopo aver acquisito tutte le credenziali. Questo per dare spazio ad un altro giovane.

 

Nel calcio di oggi spesso è richiesto ai portieri di essere i primi registi della squadra, facendo partire l’azione da dietro, anche se a volte non hanno proprio i piedi adatti. Non si rischia di snaturare un po’ una figura come quella del portiere?

Questa capacità ormai deve far parte del ruolo del portiere, per cui va allenata. Soprattutto con la squadra nelle esercitazioni per la difesa.

 

Un altro ruolo delicato è quello del dodicesimo, il quale, spesso, si ritrova a giocare col contagocce. Come si affronta una situazione del genere? Come si può aiutare un giocatore ad affrontare queste dinamiche durante la settimana?

Un preparatore, nei confronti di un portiere, che tra virgolette è il “secondo”, deve avere più attenzioni, stimolarlo a dare sempre il massimo e incitarlo a non mollare mai. Deve dimostrare di essere all’altezza, perché quando arriverà il suo momento deve farsi trovare pronto.

 

Parliamo un po’ di Lei. Come è avvenuto il Suo primo incontro col mondo Scanzo? Come era vista dall’esterno questa società?

È successo a luglio del 2016. Allo Scanzo serviva un preparatore nel settore giovanile ed il direttore sportivo Vavassori,  sapendo che ero senza squadra, ha fatto in modo che mi incontrassi con i responsabili Silvestri e Foresti. Mi hanno illustrato il programma per i portieri e ho accettato di far parte della società. Quell’anno coincideva anche con la promozione dall’Eccellenza alla serie D e tutti ne parlavano bene dello Scanzo, soprattutto del settore giovanile, dove volevano crescere e migliorarsi.

 

Ora che è entrato a farne parte, in cosa pensa debba ancora crescere per continuare l’incredibile scalata avvenuta negli ultimi anni?

Dai risultati che lo Scanzo ha e sta ottenendo, la strada intrapresa è sicuramente quella giusta, sia nella prima squadra ma soprattutto nel settore giovanile, che è il futuro della società. Quindi, suggerisco di non accontentarsi mai ma cercare di crescere continuamente curando i minimi particolari.

 

Quali sono le qualità che servono per essere un buon preparatore dei portieri?

Conoscenza del ruolo e saperla trasmetterla ai ragazzi in base alla loro età; non con leadership autoritaria ma orientata alla condivisione di obiettivi.

 

Quali furono le Sue esperienze da calciatore prima di divenire preparatore?

A 17 anni esordisco in prima squadra (Terza Categoria), nella squadra del mio paese (Treviolo), vincendo il campionato. A 22 anni vengo ceduto alla Stezzanese in Prima Categoria e vi rimango per tredici anni arrivando fino alla serie D, all’ora Interregionale. Dai 36 ai 40 al Trealbe, dove finisco la mia carriera da calciatore ed inizio quella da preparatore.

 

Ha qualche aneddoto divertente da raccontarci della Sua carriera?

Durante la mia carriera da preparatore, mi viene in mente questo aneddoto… Sulla panchina della Colognese, in quegli anni, seduto come secondo allenatore insieme al mister Vecchi (attuale allenatore della primavera dell’Inter), durante diverse partite, quando l’arbitro sembrava favorire di più la squadra avversaria, mi diceva << Alzati! E fatti buttar fuori! >>; perciò, inveendo contro l’arbitro, in difesa della mia squadra, venivo espulso. L’assurdità era che il martedì, il primo giorno di allenamento, ero obbligato a portare le paste o addirittura a pagare la multa, per il comportamento della domenica!

 

Concludiamo l’intervista con una domanda leggermente diversa dal solito. Visto il ruolo che ricopre, quali sono i portieri che più La impressionano del calcio di oggi o di quello passato?

Gianluigi Buffon e Dino Zoff.

Tutti e due si distinguono per il senso di piazzamento a seconda della situazione di gioco ed i loro interventi sono ed erano finalizzati più all’efficacia che alla spettacolarità. Dotati di grande personalità,  rappresentano la figura del leader nella squadra; portieri molto professionali e capaci di mantenere un’eccellente condizione fisica, che hanno permesso loro di giocare fino a quaranta anni ad alti livelli.

 

Ringraziamo Maurizio per averci introdotto più approfonditamente nel mondo dei portieri e di ciò che a loro viene richiesto durante la partita e gli allenamenti settimanali. Auguriamo inoltre ai suoi allievi di migliorare sempre più e togliersi molte soddisfazioni in maglia giallorossa.

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