L’INTERVISTA-ROBERTO PEZZOTTA, LO “STORICO” DELLO SCANZO

 In L'INTERVISTA

Inizia il mese di ottobre ma come sempre le nostre rubriche continuano. Oggi per la consueta intervista settimanale avremo come ospite una persona che chiunque abbia giocato nello Scanzo avrà sicuramente visto almeno una volta al campo: Roberto Pezzotta, attuale addetto alla biglietteria nelle partite casalinghe, da sempre primo tifoso dello Scanzo dalla nascita della società. Scopriremo un suo lato però poco conosciuto alle generazioni più giovani, cioè il fatto che egli sia uno Storico della nostra società, sia perchè ricorda benissimo giocatori, allenatori e partite che ormai si perdono nei meandri del passato sia perchè ha avuto ruoli in società sin dall’inizio. Insomma un vero cuore giallorosso

Buongiorno Roberto. Si può quasi definirLa “lo Storico” della società. Cosa significa per Lei lo Scanzo?

Per me lo Scanzo ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà ancora una passione, nata nei primi anni Settanta quando mi fu chiesto di dare una mano da Vito Sanseverino, che mi vedeva sempre al campo a vedere la neonata società. Una squadra in cui giocavano, per citarne alcuni, Morotti, Pezzotta, Cavallini, Tonni, ecc. Io ero quasi un loro coetaneo e ogni domenica volevo assistere alle loro partite.

Lei entra in società praticamente alla nascita, con la carica di segretario. Quali erano le mansioni di un segretario di allora?

Sono entrato in società con la carica di segretario dalla stagione 1972-73 e il mio compito era il normale lavoro di tesseramento e acquisizione dei giocatori per la Prima Squadra ed aiutare Sanseverino con il nostro Settore Giovanile, che allora contava non più di 3-4 squadre.

Cosa ricorda con piacere o anche con dispiacere di quei primi anni di Scanzo?

I ricordi più piacevoli sono legati alla goliardia di quel periodo con tutto l’ambiente, inclusi i giocatori e i dirigenti dal presidente Cucchi a Gerardo Richini (uno degli allenatori che poi allenerà anche la Prima Squadra per tre stagioni, ndr), Vito Sanseverino e pochi altri.

Pensa che si possano paragonare le vittorie dei primi trent’anni di storia giallorossa con gli exploit degli ultimi venti?

No non si possono paragonare perchè il contesto è veramente troppo diverso; ma è tutta la società e la realtà del momento calcistico che è cambiata talmente tanto da non poterti permettere neanche il pensiero di paragonare queste due epoche.

Dicevamo che Lei è lo Storico della società, anche perché ha nitidi ricordi di partite o giocatori che la maggior parte dei tifosi attuali non conosce. Ha qualche partita antecedente agli anni ’90 a cui è legato particolarmente?

Gli episodi e gli aneddoti sarebbero davvero troppi ma certe partite giocate su campi che solo a pensarci vengono i brividi, perchè per quei tempi il concetto di “campo praticabile” era un optional, fanno ancora un certo effetto; campi di fango, poltiglia, sassi che affioravano dal terreno, spogliatoi ai limiti della decenza…Ma quella era la realtà di allora e anche per questo non è minimamente paragonabile a oggi.

Quando smise di fare il segretario, quale incarico assunse in società?

Quando il mio posto fu preso da Flavio (Oberti, l’attuale presidente, ndr) rimasi presente come aiuto e come amico, dando il mio contributo nelle dinamiche della società, come scattare le foto ufficiali delle squadre, lavorare come volontario alla Settimana dello Sport, ecc.

Ormai le dovrebbero dare l’abbonamento a vita allo Scanzo, perché non si perde una partita. Nelle partite in casa fa addirittura l’addetto alla biglietteria, sempre con la battuta pronta. Che calcio vede oggi negli atteggiamenti di giocatori e tifosi, stando così a contatto con questo mondo? Cosa cambierebbe di questo calcio?

E’ difficile dare valutazioni di questo tipo. Il mondo, non solo quello del calcio, viaggia a una tale velocità che non esiste un vero e proprio rapporto sereno con le altre persone; basti pensare che una volta i genitori non seguivano i loro figli alle partite, mentre invece oggi a volte diventano addirittura un problema perchè sono molto invadenti. Ma se avessi anche solo una possibilità di cambiare tutto questo, cadrei nella retorica più stupida e non voglio nemmeno pensarci.

Ha qualche aneddoto in particolare da raccontarci della sua esperienza in società?

Ne cito uno in particolare, anche se, come detto poco fa, sarebbero davvero tanti. Una volta fui espulso come guardalinee in un Albano-Scanzo perchè aggredii verbalmente un arbitro, ma alla fine della mia reprimenda mi chiese scusa e quindi non fui neanche squalificato.

Sappiamo che Lei ha una grande passione per l’Inter e ovviamente per lo Scanzo. Si arrabbia di più per le sconfitte dei nerazzurri o dei giallorossi?

Nella domanda c’è un errore! Ho una grande passione per lo Scanzo e in subordine simpatizzo per l’Inter; conseguentemente, se lo Scanzo perde non mi arrabbio, però non ci dormo la notte!

Concludiamo con la solita domanda della nostra rubrica. Visto che è 50 anni che è in società, ci può schierare una formazione, con tanto di allenatore, dei giocatori dello Scanzo che più l’hanno impressionata?

Allora la schiererei con un 4-4-2 con un ballottaggio però in mezzo al campo. Ecco la formazione: in porta Regazzoni Andrea, in difesa da destra a sinistra Cristinetti Fausto, Morotti Severino, Pergreffi Antonio e Turani Matteo, a centrocampo Cavallini Piero, Viviani che si giocherebbe il posto con Pievani “Paolo”, Pezzotta Giacomo e Longhi Stefano, le due punte Pellegris Roberto e Cucchi Michele. Allenatore Tassis Adriano, a mio avviso il migliore di tutti. Ammetto che questa squadra dei miei sogni l’avrei sempre voluta allenare e saremmo finiti addirittura in Serie A!

L’intervista si conclude qui. Ringraziamo Roberto per i bellissimi spunti che ci ha dato e sicuramente ora, quando lo vedrete al campo, lo conoscerete sicuramente un po’ di più. FORZA SCANZO!!

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