L’INTERVISTA-ANDREA REGAZZONI, 10 ANNI A DIFESA DELLA NOSTRA PORTA

 In L'INTERVISTA

Dopo 10 stagioni nello Scanzo ha iniziato una nuova avventura a Brusaporto. Come è stato entrare in una nuova realtà dopo così tanto tempo?

Penso di essermi inserito bene , c’è sicuramente tanta voglia di dimostrare quanto valga in una squadra che ho incontrato spesso da avversario.

Si è sentito un leader dello spogliatoio durante queste stagioni a difesa della porta giallorossa?

Diciamo che mi sono sentito una persona sul quale contare in qualsiasi occasione.

Quali qualità dovrebbe avere un leader in campo e fuori?
Deve essere un motivatore , quello che trascina il gruppo soprattutto nei momenti di difficoltà e non molla mai, dando cosi cosi il buon esempio .

Lei arriva in squadra nella stagione 2007-08 ed è subito protagonista parando due rigori nella finale di Coppa Lombardia. Ricordi di quella prima stagione?
Premetto che mi presentai a Scanzo dopo due campionati difficili alle spalle, quindi ero carico a mille perché era giunto il momento di dimostrare qualcosa. Fortunatamente le cose andarono subito per il verso giusto: buone prestazioni in campo e gruppo fantastico. Ho un grosso ricordo della prima partita (in casa) e naturalmente della vittoria in coppa.

In dieci anni ha scalato le categorie dilettantistiche partendo dalla Prima Categoria e arrivando addirittura in Serie D. I giocatori passavano, Lei restava. Si sente parte importante della storia di questa società? Come Le piacerebbe essere ricordato in caso di un suo ritorno da avversario?

Penso di essere uno che ha lasciato un buon ricordo. Sarebbe un onore se qualcuno mi considerasse importante per la storia della società.

Che differenze ha riscontrato tra le varie categorie in cui ha giocato?

Sicuramente la velocità della palla, dal cross al tiro. Inoltre aggiungerei la velocità di pensiero e di esecuzione dei giocatori (soprattutto in serie D).

Quali ricordi La legano di più al mondo Scanzo?

Lasciando stare le vittorie sportive sul campo, sono rimasto legato alle grandi persone che ho incontrato in questi 10 anni. Dal presidente e i suo collaboratori a tutti i compagni che ho avuto durante le varie stagioni.

Ha qualche aneddoto spassoso da raccontarci del periodo in cui ha giocato per i giallorossi?
In 10 anni ce ne sono stati tanti, come i gruppi “ignoranti” (in senso buono) di giocatori; penso che la squadra vincitrice dell’Eccellenza sia stata la regina in questo campo. Non c’è un aneddoto particolare ma io e il capitano Agostinelli ce la siamo spassata nel prendere di mira il povero Madaschi con degli scherzi…

Durante la sua permanenza a Scanzo ha avuto un periodo buio con un infortunio che non Le ha permesso di scendere in campo regolarmente per due stagioni. Poi si è rilanciato alla grande. Cosa L’ha aiutata in quel periodo? Cosa può consigliare ai giocatori e ai ragazzi che leggeranno l’intervista per superare difficoltà del genere?

Sicuramente la voglia e la determinazione di tornare a fare lo sport che amo. Quei 2 anni ho provato a rientrare più volte ma senza successo.
Ai lettori dico che non bisogna mai mollare, cercare con ogni mezzo possibile di portare avanti lo sport che si ama.

Ormai ai portieri si richiede di giocare sempre più con i piedi, divenendo quasi i primi registi della squadra. Lei da questo punto di vista non se la cavava per niente male. E’ giusto chiedere insistentemente ai portieri di creare gioco, anche se non sia proprio una caratteristica preponderante nel ruolo?

Sono sempre stato affascinato dai portieri che utilizzano bene i piedi ancor di più che le mani (so bene che il portiere deve parare). E’ giusto che l’estremo difensore partecipi all’azione perché ha una visione di gioco molto più ampia di tutto il campo, essendo nelle retrovie.

Come si sviluppa l’allenamento che un portiere deve sostenere durante la settimana?

Generalmente il martedì si fanno dei lavori fisici per migliorare la condizione, il mercoledì si fanno esercizi in porta per migliorare la tecnica di parata e il venerdì si lavora prettamente sull’uscita sulle palle alte e sulla tecnica podalica.

Quali trucchi usa per ipnotizzare gli attaccanti avversari quando si presentano sul dischetto del rigore?

Ahahah nessuna tecnica in particolare. Generalmente quando un rigore viene sbagliato è più demerito dell’attaccante. Se l’esecuzione e buona è veramente dura prenderlo.

Concludiamo con la solita domanda della nostra rubrica. Immagini di dover organizzare una partita di fine stagione con i giocatori che L’hanno stupita di più dal punto di vista tecnico, tattico e comportamentale. Quali giocatori sceglierebbe (con Lei in porta ovviamente) e da chi si farebbe allenare? Valgono sia professionisti che dilettanti.
In 10 anni ne sono passati di giocatori, quindi rischierei sicuramente di lasciare fuori qualcuno che meriterebbe di essere selezionato. Colgo l’occasione per ringraziarli tutti per quello che mi hanno fatto e mi hanno dato .
E’ STATO UN VERO ONORE INDOSSARE QUESTA MAGLIA!!

Dopo averlo conosciuto e, per i più fortunati, averlo visto all’opera con la maglia numero 1, si può senz’alcun dubbio dire che sia un grande portiere e prima ancora una gran persona. Sicuramente, essendo stato 10 anni la saracinesca della porta giallorossa, è entrato a far parte della nostra storia e noi siamo stati felici di poter parlare con lui.

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