L’INTERVISTA-SANDRO MORETTI, EX REGISTA E CAPITANO DELLO SCANZO, SI RACCONTA…

 In L'INTERVISTA

E’ stato uno dei giocatori più amati del decennio d’oro dei giallorossi, un regista davanti alla difesa che sapeva impostare il gioco come pochi, aggiungendoci anche tanta volontà e tanto cuore nei novanta minuti, incarnando molte delle virtù che contraddistinguono la nostra società. Il suo nome è Sandro Moretti e oggi si è concesso ai nostri microfoni.

 

Buongiorno Sandro. Lei è stato inserito, attraverso questa intervista, tra i giocatori che hanno fatto la storia dello Scanzo; cosa significa per Lei?

Innanzitutto ringrazio chi mi ha ricordato tra i giocatori più importanti di questa Società. Per me è sicuramente motivo di orgoglio e soddisfazione visto che lo Scanzo è una delle realtà migliori del nostro calcio.

Lei arriva a Scanzo in Prima Categoria nel 2008; si ricorda che ambiente trovò?

Nel 2008, al mio arrivo, ricordo un ambiente positivo, con una gran voglia di riscatto da parte di giocatori e Presidente in quanto, se non ricordo male (ricorda benissimo, ndr), l’anno prima lo Scanzo era retrocesso e il desiderio di riconquistare immediatamente la categoria era un obbiettivo fondamentale e sentito da tutti.

Quell’anno vinceste la Coppa Lombardia, guadagnando l’accesso alla categoria Promozione. Cosa ricorda di quella bellissima annata?

Sì esatto, in quello stesso anno riuscimmo a guadagnarci la Promozione con la vittoria della Coppa (già comunque vinta in precedenza)…un anno ottimo, la giornata della finalissima fu indimenticabile per me!

Lei divenne subito capitano della squadra e rimase tale fino alla Sua ultima stagione in giallorosso; quali sono le qualità che dovrebbe avere un leader?

Sicuramente un Leader deve innanzitutto diventare un Esempio per i propri compagni attraverso un comportamento rispettoso e serio, cercando di trasmettere fiducia e forza, sia dentro che fuori dal campo. Io ho sempre affrontato il mio “percorso” calcistico con estrema passione, impegno e soprattutto umiltà; ricordo che quell’anno ci fu una votazione e tutta la squadrà indicò me come Capitano e fui molto grato per questa decisione.

La Sua ultima esperienza in maglia Scanzo coincise con la prima volta dei giallorossi in Eccellenza. Cosa pensa di aver lasciato ai tifosi che e ai compagni che hanno potuto vederLa in campo? Cosa invece Le ha lasciato l’esperienza a Scanzorosciate?

Spero di aver lasciato un buon ricordo di Moretti calciatore ma anche di Moretti come uomo; la mia passione per il calcio è cosa evidente a tutti dopo decenni e ancora oggi chi mi riconosce si interessa e rimane piacevolmente sorpreso nell’apprendere che ogni domenica gioco tutti i 90 minuti! Per quanto riguarda la mia esperienza allo Scanzo ripeto che ritengo questa società una delle meglio impostate, con le “idee chiare” e poi con un Presidente come il nostro era inevitabile arrivare a certi risultati!!

Lei è uno dei calciatori con la carriera più lunga attualmente nella bergamasca, tanto che ha continuato poi a giocare, in categorie inferiori fino alla Nembrese oggi; qual è il Suo segreto?

Segreti non ce ne sono, è chiaro che una vita sana e regolare aiuta molto il fisico; poi, certamente, serve una certa predisposizione, capacità e tanta passione, impegno e costanza.

Prima di arrivare a Scanzo, quali esperienze calcistiche ha avuto?

L’elenco è lungo: dunque i miei primi calci al pallone li ho dati proprio a Scanzo a 11 anni, quando ancora non esisteva nessuna Scuola Calcio; ho poi fatto la trafila nelle giovanili del Palazzolo (ho esordito a 16 anni-2 stagioni Interregionale), poi Albinese (2 anni Promozione e Interregionale), Darfo (5 anni in serie D), San Paolo d’Argon/Ponte San Pietro (serie D), Grumellese (Eccellenza), la “scalata” ad Albano dalla Prima alla serie D, Castiglione Delle Stiviere (Eccellenza), Pedrengo (Prima Categoria), Casazza (Promozione), Scanzo (1° cat.-Promozione-Eccellenza), Zanica (2°cat.-1°cat.-1°cat.), Nembrese (2°cat.-1°cat.-1°cat.).

Ha sempre voluto fare il regista della squadra o qualche Suo allenatore ci ha visto lungo?

Inizialmente ero un centrocampista mezzala, poi per qualche anno ho fatto il centrale difensivo, ma il mio ruolo nel tempo è stato sempre quello di regista centrale.

Ci racconta qualche aneddoto, divertente o meno, della Sua esperienza a Scanzo?

Non ricordo aneddoti particolari, di certo eravamo un gruppo unito ed affiatato.”Fare squadra” aiuta moltissimo a tenera alto l’umore e ad ottenere ottimi risultati.

Che consiglio si sente di dare ai giovani che oggi si approcciano alle Prime Squadre, spesso più per la regola degli Under che per meriti propri?

Quello che consiglio, soprattutto ai giovani di oggi, è di metterci passione e sacrificio: solo cosi si possono ottenere risultati. Ovviamente il talento e la prestanza atletica da soli non bastano, occorre allenarsi con costanza lavorando sui propri limiti, senza arrendersi di fronte alle sconfitte, anzi proprio nei momenti difficili bisogna tirar fuori il carattere e la grinta.

Ha mai pensato di intraprendere la carriera da allenatore o dirigente una volta appesi gli scarpini al chiodo?

Sono cosciente che questi sono gli ultimi anni da calciatore e, nonostante l’età (49 anni tra pochi giorni), l’idea di dover smettere non mi piace ancora (sorride, ndr). Inoltre la mia famiglia mi incita a non appendere le scarpette al chiodo, la mia compagna dice che è un piacere vedermi giocare così, quindi, per ora, perchè smettere?! L’alternativa, ossia allenare, non credo faccia per me, mi ritengo un “buono” e dover prendere decisioni su chi far giocare o lasciare in panchina mi metterebbe in difficoltà…forse come dirigente dispensando magari qualche buon consiglio, questo si potrei farlo!

Concludiamo con la Sua top 11 personale. Elenchi una formazione composta da compagni o avversari con cui vorrebbe giocare ogni partita?

Non me la sento di fare un top 11. Sinceramente mi sono sempre trovato bene con tutti e con tutti rigiocherei ogni singola partita di questa mia lunghissima carriera.

 

E’ davvero una storia da raccontare quella di Sandro Moretti, un vero highlander del nostro calcio provinciale che abbiamo avuto la fortuna di poter vedere in maglia giallorossa sul campo; chi, invece, non se lo fosse goduto dal vivo scoprirà grazie alle parole appena lette un’ottima persona, ancor prima che un gran calciatore, che saprà insegnare cose utili ai giovani che leggeranno l’intervista.

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