L’INTERVISTA-MICHELE RIZZI, LO SCANZO COME SECONDA PELLE

 In L'INTERVISTA

Ormai si può dire che Michele Rizzi abbia lo Scanzo tatuato sul cuore, perchè, entrato giovanissimo nel Settore Giovanile giallorosso, ne ha difeso la porta sino alla Prima Squadra, continuando poi da preparatore dei portieri, allenatore del vivaio, vice-allenatore di Ferraris ed ora accompagnatore degli Allievi 2001. Oggi si è concesso alle nostre domande…

 

Buongiorno Michele. Lei oggi fa l’accompagnatore degli Allievi 2001, ma in passato è stato anche allenatore del Settore Giovanile, nonché allenatore in seconda ai tempi di Ferraris. Cosa significa per Lei lo Scanzo?

Lo scanzo è sicuramente la seconda squadra per cui faccio il tifo. A livello sportivo mi ha dato la possibilità di giocare a calcio a livello agonostico, di coltivare una grande passione, di allenare nel Settore Giovanile. A livello umano la reputo una grande famiglia.

Quali consigli darebbe ai Suoi ragazzi, che vede ogni domenica, per migliorare e per avere la chance di arrivare in Prima Squadra?

Ai ragazzi consiglio sempre di mettere voglia e impegno nell’affrontare partite ed allenamenti, ascoltare e accettare sempre scelte e consigli del mister e non farsi condizionare troppo dai genitori; ma il consiglio che prediligo è che giochino sempre per divertirsi perchè alla fine il calcio è solo un gioco!

Nei Suoi anni da allenatore nel vivaio giallorosso, qual è stata l’annata più positiva e quella più negativa?

Le annate tutto sommato sono sempre state positive; magari non ho vinto dei campionati ma la crescita del singolo ragazzo ti fa sentire orgoglioso del lavoro svolto.

Quali sono le caratteristiche tecniche, fisiche e caratteriali fondamentali per un ragazzo che entra nel nostro vivaio?

Visto che ormai il Settore Giovanile della nostra società affronta campionati importanti e difficili credo che i ragazzi debbano avere delle spiccate doti tecniche, essere fisicamente preparati ma soprattutto tenere ben salda la testa sulle spalle.

Come si vive durante la settimana il ruolo di vice allenatore? In cosa consiste esattamente?

Credo che il vice allenatore deve testare l’umore della squadra, in modo particolare di chi la domenica precedente è andato in panchina o in tribuna e preparare il campo per l’allenamento. Personalmente con Ferraris seguivo molto da vicino i giocatori che stavano recuperando da un infortunio.

E’ più favorevole ad un vice-allenatore “passivo” che si limita ad aiutare dove possibile oppure ad un vice che abbia modo di intervenire, sul modello di quello che succede nel basket?

Credo nel rispetto dei ruoli; è normale che se lavori con un allenatore che ti stima, c’è uno scambio di opinioni, si fanno valutazioni insieme, ma la decisione finale spetta sempre al mister.

Quando e come fu il Suo primo impatto con la famiglia giallorossa? Che ambiente trovò?

Ho iniziato a giocare a calcio nei Pulcini fino ad arrivare alla Prima Squadra, poi, nel 1998, coinvolto da Stefano Ghisleni, ho iniziato come allenatore dei portieri degli Allievi. Ho trovato una società sana e che stava crescendo a livello di organizzazione ma come sempre senza voler fare il passo più lungo della gamba.

Arrivata ora in Serie D la società ha fatto passi da gigante. Quali sono i miglioramenti che secondo Lei si dovranno intraprendere? Quali sono i segreti dei giallorossi?

Sicuramente le infrastutture dell’impianto non sono il massimo per la categoria; mi auguro che presto potremo avere almeno una tribuna più adatta. Per me il segreto è che lo Scanzo è formato da tutte quelle persone che gratuitamente dedicano del tempo alla società: avrei diversi nomi da fare ma chi legge sa di chi sto parlando.

Quali esperienze, da calciatore e allenatore, ha avuto prima o dopo lo Scanzo?

A parte una parentesi di tre anni a Negrone (dilettanti a 7) sono sempre stato solo a Scanzo; ho avuto anche richieste da altri Settori Giovanili ma ho sempre rifiutato…sinceramente non mi vedevo da nessun altra parte!

Quali caratteristiche ammira in un portiere, Suo ruolo ai tempi in cui giocava? Quali erano i Suoi idoli da ragazzo?

Nei portieri ammiro sempre l’incoscienza, mentre in quelli che vanno ora per la maggiore mi piace l’abilita nei giocare con i piedi. Ho scelto di giocare portiere perchè ero affascinato da Ricky Albertosi, portiere del Milan negli anni Settanta, poi crescendo ho avuto come idolo (tranne per 2 partite a stagione) Walter Zenga che purtoppo per lui giocava nell’altra squadra di Milano…

Ha qualche aneddoto da raccontare sulla Sua carriera in giallorosso?

Di aneddotti ne avrei veramente tanti mi limito a raccontarne uno: quando siamo andati in finale per la seconda volta in Coppa Lombardia, il Presidente Oberti chiese se si riusciva ad organizzare una coreografia; la partita si sarebbe giocata il primo maggio in quel di Cambiago ed io e l’amico Roberto Cassina il 25 aprile ci recammo proprio nel luogo della finale per prendere le misure alla tribuna…sul più bello fuga a gambe levate per l’arrivo del custode!!

Concludiamo con la Sua “formazione dei sogni”. Ci elenca 11 giocatori che vorrebbe sempre avere in campo?

Senza dimenticare tutti i ragazzi che ho allenato, scelgo questi 11. Non so se sono i più forti, ma di sicuro con la maggior parte di loro c’è ancora un grande rapporto di amicizia.

Modulo 4-2-3-1

In porta: Regazzoni Andrea-Caglioni Alessandro

Difensori: (da destra verso sinistra) Birolini Carlo-Boni Manuel-Pergreffi Antonio-Paolo Facchi

Centrocampisti: Sandro Moretti-Walter Ghilardi (brighel)

Trequartisti: Matteo Bonomi-Michele Cucchi (principe)-Stefano Longhi

Attacante: Roberto Pellegris

 

Ringraziamo Michele per aver dato una volta di più un’idea di cosa voglia dire amare una società come lo Scanzo ed ecco spiegato uno dei motivi per cui chi ha indossato la maglia giallorossa ne ha sempre un buonissimo ricordo. FORZA SCANZO!!

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